La Svizzera sta vivendo una serie di attacchi senza precedenti ai negozi specializzati in armi. Dall’inizio dell’anno sono già stati registrati 28 furti con scasso. Secondo le informazioni rese note finora, gli autori provengono dall’ambiente della criminalità organizzata francese.
Editoriale di Walter Gartmann, Consigliere nazionale, Presidente PROTELL, Mels (SG)
Da mesi i negozi specializzati in armi sono nel mirino della criminalità organizzata. Il caso verificatosi recentemente a Sion (VS) ha dimostrato con quanta spregiudicatezza agiscano questi criminali. La porta d’ingresso di un’armeria è stata fatta saltare con dell’esplosivo. Solo grazie all’immediato intervento della polizia, che ha inseguito i criminali, è stato possibile arrestare i cinque sospettati, tutti giovani provenienti dalla Francia.
Drammatico il tentativo di effrazione in un’armeria nel cuore della città vecchia di Soletta. Un agente di polizia fuori servizio è stato costretto a usare la propria arma di servizio e a sparare contro i malviventi in fuga. Quest’anno sono già stati registrati 28 furti con scasso o tentativi di effrazione.
Una brutalità senza freni
La serie di attacchi alle armerie svizzere è una conseguenza diretta della criminalità che dilaga nella vicina Francia. Praticamente tutti i sospettati provengono dagli ambienti della criminalità organizzata e agiscono con una brutalità senza freni. Anche la Svizzera romanda sta vivendo un’ondata di rapine e di assalti ai bancomat con esplosivi.
I titolari delle armerie sono fra le prime vittime di una minaccia che ha origine al di fuori del nostro Paese. È necessario trarne le giuste conclusioni. Il problema non si risolve introducendo ulteriori regolamentazioni a livello nazionale. Chi vuole la sicurezza non deve permettere ai criminali di entrare nel Paese!
Il consigliere federale Jans deve finalmente agire
Viene da chiedersi: dov’è Beat Jans, il ministro responsabile della giustizia? Come si protegge la nostra popolazione? PROTELL – Società per un diritto liberale sulle armi – ha invitato il Consiglio federale a esaminare le condizioni per un impiego sussidiario dell’esercito a sostegno delle autorità civili nella sorveglianza dei confini. Se la situazione della sicurezza lo richiede, devono essere disponibili forze supplementari. La protezione della popolazione non può essere compromessa dalla carenza di personale.
Combattere le cause, non i sintomi
Ma tutte queste misure combattono unicamente i sintomi. Nel lungo periodo, la Svizzera ha bisogno soprattutto di ripristinare controlli efficaci alle frontiere. I nostri confini non devono diventare porte aperte per la criminalità organizzata e i criminali dell’asilo. L’Iniziativa per la protezione delle frontiere interviene proprio su questo punto. Rafforza la sicurezza della Svizzera fermando la criminalità ai confini nazionali, invece di gestirne le conseguenze all’interno del Paese.