Ancora tentativi di disarmo: lettera aperta di un membro di PROTELL

Signore e signori,

scrivo da cittadino svizzero, tiratore sportivo e proprietario responsabile. Non chiedo privilegi. Chiedo una cosa molto più semplice: che lo Stato smetta di punire chi è in regola per inseguire un’ideologia che, ciclicamente, torna a proporre le stesse ricette—anche quando sono già state respinte democraticamente.

La proposta di cui si discute (ancora) non nasce da un’analisi seria di efficacia, ma da un riflesso automatico: se esiste un oggetto, lo si demonizza; se esiste un diritto, lo si restringe; se esiste un cittadino disciplinato, lo si trasforma nel colpevole comodo.

Il risultato è sempre lo stesso: più vincoli per chi rispetta le regole, mentre chi le regole non le rispetta continua a farlo—per definizione.

La contraddizione di fondo: uguaglianza davanti alla legge, ma solo quando conviene

Ci viene ripetuto che “siamo tutti uguali davanti alla legge”. Benissimo: allora la legge deve restare coerente.

Quando si parla di reati gravissimi, il codice già prevede omicidio e già prevede aggravanti (premeditazione, crudeltà, relazione, vulnerabilità della vittima, ecc.).

Se il principio è l’uguaglianza, si lavora su applicazione, prevenzione, strumenti investigativi e pene, non su etichette ideologiche che cambiano col vento politico. Altrimenti la verità è un’altra: non si cerca giustizia, si cerca propaganda. E questo è esattamente quello che fa la sinistra.

La metafora del carretto: sacchi, peso e ipocrisia amministrativa
Immaginiamo una società come un carretto che deve avanzare.

Da una parte ci sono i muli: la popolazione che lavora, paga, rispetta regole, si allena, si disciplina, sostiene costi e doveri.

Dall’altra c’è il cocchiere: la politica, che dovrebbe far arrivare il carretto a destinazione.

E cosa fa il cocchiere “progressista”?

Inizia a caricare sul carretto sacchi su sacchi di pesi inutili — “per il bene superiore”, “per la sicurezza”, “per il segnale culturale”. Un sacco, due, tre… il carretto rallenta. La società fatica.

Ma invece di fare l’unica cosa sensata — togliere i sacchi inutili e colpire chi davvero delinque — il cocchiere sceglie la strada più comoda:

            1.         colpevolizza i muli (“siete il problema”),

            2.         aggiunge nuove briglie e nuovi regolamenti ai muli,

            3.         pretende che tirino ancora di più,

            4.         e quando il carretto non avanza… dichiara che serve ancora più controllo.

Questa non è “responsabilità sociale”. È un meccanismo perverso: scaricare peso su chi regge già il sistema, perché è più facile che affrontare i veri nodi (criminalità, mercato nero, devianza, recidiva, fallimenti educativi, inefficienze operative).

Un punto politico che non va più ignorato
Esiste un dato storico (che nessuno dovrebbe fingere di non conoscere): per decenni, una parte della sinistra europea ha avuto relazioni e simpatie strutturali con potenze estere e con modelli di società incompatibili con libertà individuali e diritti reali.

Oggi magari cambiano i simboli e la narrativa, ma la forma-mentis resta spesso la stessa: fiducia nello Stato come padrone e sfiducia nel cittadino come soggetto responsabile.

Ecco perché queste proposte tornano come un tic: non è “sicurezza”, è antropologia politica. È l’idea che la libertà sia un sospetto e che il cittadino vada gestito come un minore.

Conclusione
A volte il popolo si trincera dietro la scusa” non mia stato spiegato bene” ma non è così. Il problema è che c’è ancora una buona parte del popolo che fatica a comprendere bene con chi ha a che fare.

Io non chiedo indulgenza. Chiedo logica.

Se una proposta è stata già bocciata, si abbia almeno l’onestà di non ripresentarla travestita. Se si vuole sicurezza, si lavori su ciò che funziona: contrasto reale alla criminalità, applicazione delle norme, controlli mirati, sanzioni efficaci.

Non su misure simboliche che colpiscono chi è tracciabile, controllabile e rispettoso, cioè l’unica categoria che non rappresenta il problema.

La libertà non si difende con gli slogan. Si difende con coerenza, con dignità, e con la scelta di non trasformare ogni cittadino onesto nel capro espiatorio perfetto.

Cordiali saluti,

Paolo C.
Membro ticinese di PROTELL

Sostenete ora la notra petizione: https://protell.ch/it/petizione/